lunedì 9 giugno 2008
Quando si progetta e si realizza un racconto vi sono molti aspetti e molti ostacoli sa affrontare, e uno di quelli è la scrittura, ci sono fumetti che raccontano a sole immagini ma nel caso di "le fabbriche della paura" serve una parte scritta, dei dialoghi, delle descrizioni e così via...
Ci sono vari stili di scrittura e metodiche per scrivere ad un pubblico.
Sotto presento alcuni testi da me scritti durante gli anni, e alcuni scritti ora per il racconto.
Partirò con dei testi vecchi, alcuni tendenti ad un romanticismo, altri surreali...vi sono testi propensi ad una costruttività e positività, altri puntano verso una critica, con negatività e alle volte anche con volgarità.
"Il volto della Luna"
Era sconosciuto tutto ciò, in parte lo è ancora, è il mistero che mi attrae;
un mistero interno, percorso dal pellegrinaggio delle emozioni...
Ho conosciuto la nascita come mai prima d'ora; acqua limpida che assorbe ogni pensiero; il mio sguardo gioca come un gabbiano con il vento; l'udito si coccola al crosciare delle onde; il tatto si disperde giulivo fra migliaia di granelli di sabbia che mi solleticano la coscienza.
Il chiarore dell'amore si accende sotto la Luna, così lontana da me, così vicina al mio cuore. Lo vedo limpido il volto della Luna, lo riconosco...
mi sorride eternamente da quel giorno; la nascita.
Il linguaggio modella delicatamente il mio viso, ed è una risata.
Sò, e non sò, ad un certo punto non importa, percorro vaste praterie; quanti fiori, quante farfalle, a tutto regalo un'importanza accogliente, tutto mi accoglie senza darmi importanza, è fantastico, cercavo la Libertà e solo ora mi accorgo di essere me stesso la Libertà, che si esprime a suo modo e cambia come il fondo del mare mosso dalla corrente; può essere tristezza, può essere felicità, comunque sia eternamente mi sorride il volto della Luna.
Identità
Con i piedi nudi. Un drappo di timidezza lo avvolge; per riscaldarlo e proteggerlo dagli sguardi ignari degli altri viandanti. Sì, è un viandante.
Pur essendo un essere non si riesce a definirne i particolari, perché scompaiono e riappaiono sotto un'altra forma, che comunque il drappo nasconde in parte. Alle volte appare gagliardo e sicuro di come affrontare il prossimo passo, altre volte si ferma, si inginocchia per poi accasciarsi stanco e sbigottito al suolo, comincia a ruotare, trasformandosi in un vortice ghiotto di visioni e interpretazioni; tutto gira, gira e gira ad un certo punto un esplosione assordantemente silenziosa, riordina differentemente da prima il tutto.
Il viandante è nudo, almeno sembra, donna o uomo, bambino o animale, pur sempre è il viandante. Non ci sono le pareti, dove sono finite le pareti? Effetivamente non ci sono mai state pareti, almeno attorno al viandante che non è mai stato chiuso a differenza di qualchecosa, sempre che ci sia qualcosa la in lontananza, lì ci sono delle pareti, chissà che nascondono, pure loro non hanno una forma propria e continuano a mutare, chissà.
Il viandante stà, o il viandante è, non importa; leggero, fermo o in movimento, fluttua, non c'è più il pavimento. Una volta son sicuro che c'era, magari c'è ancora, ma chissà quale sarà la distanza che li separa, chissà.
